Euroscetticismo, la storia del movimento anti UE

Gli europeisti hanno messo in guardia il mondo dei pericoli dell’uscita della Gran Bretagna dall’UE. Ma, se anche non dovesse esserci alcuna uscita dall’UE dopo il referendum Brexit, c’è un’altra spina nel fianco dell’UE: anche i paesi che oggi fanno parte dell’Europa iniziano a guardarla con un certo scetticismo.

I paesi pro-UE sono sempre più difficili da trovare. Un progetto che doveva portare alla libera circolazione dei lavoratori, ora costringe a prendere migliaia di migranti da tutta l’Africa e dal Medio Oriente. Il sentimento anti-UE è in crescita in tutto il mondo e lo si capisce anche dal piano del governo polacco (uno dei paesi più forti, economicamente parlando, in Europa ma al di fuori dell’UE) di entrare progressivamente in zona euro potrebbe fallire, ostacolato dalla maggioranza dei polacchi. Quello che fino a qualche tempo fa era considerato “irreversibile”, rischia di non esserlo più.

Dieci anni fa gli elettori olandesi avevano respinto la Costituzione europea, ma subito dopo il paese ha firmato per il quasi identico Trattato di Lisbona. Dieci anni dopo, gli attivisti in Olanda sono riusciti a raccogliere più delle 300.000 firme di cui avevano bisogno per portare il paese al voto e decidere su un ulteriore allargamento dell’Unione europea.

Ovunque, un’unione sempre più sciolta sembra essere l’unico modo per tenere insieme l’UE. Nonostante questo, il sentimento anti-UE cresce: Grecia e Danimarca sono solo due esempi, a cui potremmo aggiungere quelli della Spagna, della Francia e dell’Italia.

Intanto, i paesi che tempo fa decisero di non aderire all’UE oggi ringraziano la scelta e non c’è da stupirsi che l’UE assomigli sempre di più ad un club al quale è sempre meno attraente unirsi.

Per anni l’Islanda ha spinto per entrare nell’Unione e la sua richiesta è rimasta sempre in sospeso. All’inizio del 2015 il paese ha deciso di non voler più procedere e tutti possono vedere, con i propri occhi, le differenze tra l’essere in Europa ed esserne fuori. L’Islanda ha avuto una grave crisi finanziaria negli ultimi dieci anni, come la Grecia. Ma a differenza del paese ellenico, il popolo islandese ha avuto il controllo della propria moneta. In soli due anni il paese ha fatto quello che doveva fare e oggi è di nuovo in piedi. Perché un paese così dovrebbe avere interesse a entrare in UE?

Insomma, il movimento pro-UE è sempre più debole e c’è chi parla, con sempre più insistenza, di rottura, prima o poi. La strada sembra essere quella, ma dove ci porterà?